lunedì 21 febbraio 2011

GIORNATA DELLA SICUREZZA: L'ARTICOLO DI ARIANNA SAROLI


La Regione Lazio “scende in campo” per la sicurezza nello sport

(Arianna Saroli) - Sabato 19 febbraio presso lo stadio Arnaldo Fuso di Ciampino si è svolta la seconda giornata regionale dedicata alla sicurezza nello sport, promossa dalla Regione Lazio in collaborazione con la Fondazione Giorgio Castelli Onlus e l’Associazione Alessandro Bini per la Sicurezza nello Sport. La giornata, che prevedeva la consegna dei primi cinque defibrillatori a cinque società sportive del Lazio (ASD Stella Azzurra Basket Roma, ASD Basket Città di Ladispoli, ASD Maco Nuoto Roma, ASD Angioina Juventus Accademy Rieti, Asd Anagni Calcio), è iniziata con una fase di formazione degli esponenti di tali società alla pratica della rianimazione cardio-polmonare attraverso l’utilizzo del defibrillatore grazie alla disponibilità e alla professionalità del professor Castelli e di suo figlio Valerio, responsabile sul campo della formazione degli operatori laici BLS-D.

Al corso di formazione, che ha avuto luogo nella struttura sportiva del Tor Sapienza, è seguito il momento ufficiale della consegna degli attestati e dei defibrillatori, avvenuta da parte di un testimonial d’eccezione, l’attore Raoul Bova, che, proprio in qualità di ex sportivo professionista nonché di genitore di due figli, ha ribadito l’importanza della sicurezza e della prevenzione nello sport e ha naturalmente catalizzato su di sé l’attenzione del pubblico, rilasciando autografi e concedendo scatti a bambini e genitori presenti.

La cerimonia di consegna ufficiale ha avuto inizio intorno alle 15,00. A guidare la manifestazione uno speaker d’eccezione, Marco Giustinelli, Responsabile Comunicazione e Immagine Rappresentative Calcio a Cinque Comitato Regionale Lazio FIGC LND. Tra i presenti personalità di rilievo come l’Assessore alla Cultura, Arte e Sport della Regione Lazio, Fabiana Santini, il vicepresidente commissione Cultura, Arte e Sport della Regione Lazio Mario Brozzi, il vicepresidente della Commissione Sport della Regione Lazio Enzo Foschi, il Direttore del Servizio Amministrativo dell’Ares 118, Giuseppe Salvati, Rita Castelli della Fondazione Giorgio Castelli Onlus e Delia Santalucia Bini dell’Associazione Alessandro Bini. Tra i vari interventi di grande spessore e valore sociale si è inserita la dimostrazione pratica dell’intervento di rianimazione su un manichino da parte degli istruttori BLS-D della Fondazione Castelli, a ribadire l’importanza delle manovre pratiche di primo soccorso soprattutto nell’ottica dell’attenzione al prossimo e dell’altruismo, che caratterizza sempre meno le dinamiche relazionali di vita quotidiana nella società odierna. Un altro momento importante ha visto protagonisti i bambini della scuola calcio Giorgio Castelli ASD Atletico Pavona che hanno voluto fare un omaggio floreale all’assessore, irrompendo in campo con una corsa gioiosa, come segno di riconoscenza verso le istituzioni e verso la persona dell’assessore nello specifico, che si sta spendendo così tanto per la sicurezza nello sport.

E ora la voce dei protagonisti.

Dott. Brozzi, che valore ha per lei questa importante giornata?

Oggi è una giornata in cui il sole splende non a caso, perché dopo tanti anni di impegno da parte della famiglia Castelli prima e della famiglia Bini dopo, in quella tragica corona di rosario in cui varie perle si sono succedute una dopo l’altra, praticamente abbiamo iniziato un percorso per far si che la solidarietà guidasse le azioni individuali, cioè che non capitasse agli altri ciò che è capitato ad alcuni di noi, e quindi come si sa che se è capitato ad alcuni può capitare a tutti, abbiamo iniziato a portare nel mondo dello sport quel concetto di rispetto di tutto quello che è la gara, la partita, la sconfitta, la vittoria, ma soprattutto il rispetto del valore primo della vita, che è la cosa più importante che ci sia. E questo affinché i nostri figli possano fare attività sportiva e lo sport sia quel modello educazionale per creare una vita improntata a quei valori di rispetto delle regole, dell’onore, della vittoria, della sconfitta, di quei valori sicuramente unici che appresi all’interno delle quattro righe che delimitano il campo da gioco sono gli stessi della vita, ma che tutto venga fatto in sicurezza, attraverso una visita medica che sia di prevenzione, attraverso un insegnamento che non sia solo strettamente tecnico ma che prenda in considerazione altri ambiti come quello della corretta alimentazione, il rispetto del corpo, della sanità, perché la salute non è soltanto un diritto ma è un dovere dei cittadini. Preservare da tutte quelle contaminazioni di quei rischi che la vita di oggi porta e che lo sport ha insiti, e un’impiantistica dove i nostri figli possano fare sport in sicurezza: che non ci siano quindi rubinetti, reti metalliche, che non ci siano strutture a rischio che ci impediscano di prevenire tragedie sicuramente evitabili. Ecco, oggi è la giornata degli “evita menti”. I corsi BLS, BLS-D ci permettono di apprendere un gesto molto importante, imparare che cos’è l’altruismo, perché l’unica persona che non potrai mai rianimare sarà “te stesso”. Questa è una cosa che noi impariamo per gli altri, rappresenta quindi un momento molto importante nella vita di ognuno di noi. Già fare questo significa ricordarsi che ci sono anche gli altri. In Italia si considera il defibrillatore uno strumento di “sfortuna”, come se si volesse scongiurare che accada qualcosa che giustamente si teme. La generazione dei giovani d’oggi comincerà a comprendere che la tecnologia è quel qualcosa che deve servirci a migliorare la qualità della vita e a darci quella sicurezza dell’esistenza, e non possiamo contrastare e conflittuare le tecnologie, specie quando rappresentano la salvaguardia del valore della vita.

Signor Bova, quanto è importante la sicurezza nello sport e quanto è importante veicolare il concetto della prevenzione anche in altri ambiti?

Chi è addetto alla prevenzione deve mettere al servizio degli impianti sportivi tutto quello che è fondamentale per la prevenzione di attacchi cardiaci o eventuali non curanze delle strutture che possono essere pericolose, pericolanti, quindi causare danni di vario tipo. I corsi di primo soccorso sono fondamentali per la prevenzione ma soprattutto per l’attenzione verso l’altro. Io ancora ricordo di averlo fatto a scuola e lo ricordo con grande piacere perché ancora oggi è una cosa che mi è utile con i miei figli, sapere quali sono le basi, i principi del primo soccorso, anche per avere una certa sicurezza e non entrare nel panico in situazioni di difficoltà; avere il controllo della situazione significa non sprecare secondi fondamentali per salvare una vita. Ed è importante che in ambiti in cui si riuniscono molte persone, dall’aeroporto, alle sale congressi, alle metropolitane, nei luoghi considerati “a rischio”, dove comunque il primo soccorso tarderebbe ad arrivare, siano presenti strumenti, come il defibrillatore, in grado di far guadagnare istanti preziosi; non si potrebbe fermare un aereo per prestare un soccorso immediato, fermare un treno costerebbe troppo tempo prezioso, questi sono i luoghi in cui andrebbero strutturati dei punti di primo soccorso attrezzati, delle piccole sale d’emergenza, adatte ad accogliere e fronteggiare interventi di primo soccorso.

Assessore Santini, che valore ha questa iniziativa per l’ambito istituzionale da lei rappresentato?

La sicurezza nello sport così come la prevenzione non ha colore politico. Abbiamo intrapreso un’ottima sinergia con i colleghi del consiglio regionale, in particolare con il vicepresidente Foschi e con il vicepresidente Brozzi per attività che possano portare sempre ad importanti obiettivi in merito a quello che è il tema della sicurezza e della prevenzione nello sport. Stiamo ragionando insieme per rivedere, semplificare e ottimizzare la legge regionale 15 sullo sport e tante altre iniziative abbiamo in campo da qui ai prossimi mesi. Quello di oggi è un primo segnale di una lunga serie di interventi; consegneremo 50 defibrillatori a 50 società sportive del Lazio. Questa mattina cinque società sportive hanno partecipato al corso di formazione tenuto dal professor Castelli e abbiamo consegnato insieme a Raoul Bova i primi cinque defibrillatori. Questo nostro intervento è il primo di una serie di tanti altri interventi che ci auguriamo di intraprendere a livello istituzionale. Me lo auguro e sono convinta che facendo tanti piccoli interventi si possa raggiungere un grande obiettivo.

La sinergia tra istituzioni, enti sportivi e associazioni di volontariato come quella Bini e la Fondazione Castelli nell’ambito della prevenzione può favorire la diminuzione dei tragici episodi che colpiscono sempre più spesso giovani sportivi? La promozione dei corsi BLS-D in ambito scolastico, oltre che sportivo, può essere una strada utile da percorrere?

DELIA SANTALUCIA BINI

Più che sinergia tra istituzioni e organismi sportivi, io penso che la sinergia si è venuta a creare con le organizzazioni di volontariato come la Fondazione Castelli e come l’Associazione Bini. I corsi di BLS-D, la sensibilizzazione sul tema della sicurezza negli impianti sportivi, dovrebbero essere dei capisaldi della formazione, soprattutto in ambito scolastico. La popolazione dovrebbe beneficiare di tutte quelle che sono le possibilità per il salvavita.

RITA CASTELLI

Più si è a conoscenza del problema, più si può agire, quindi ben venga l’unione tra le istituzioni, tra le associazioni, il tutto con lo scopo di fare lo sport in sicurezza, cioè porre la salute di chi pratica lo sport al di sopra di tutto e di tutti. L’unione fa la forza. Io inserirei il corso BLS-D come materia di studio a scuola; così come si studia matematica, fisica e altre materie si potrebbero studiare le manovre principali per salvare una vita umana. Purtroppo nei ragazzi non c’è neanche la conoscenza che il 118 è il numero da formare per chiamare l’emergenza sanitaria. Cominciare a educare i bambini già alla semplice chiamata d’emergenza è già un passo in avanti.

Signora Castelli, in altri paesi europei ed extraeuropei la presenza dei defibrillatori è massiccia anche in luoghi non strettamente legati allo sport, come aeroporti, stazioni, scuole. Pensa che stiamo sulla giusta strada affinché anche in Italia la presenza di defibrillatori si estenda anche ad ambiti non strettamente collegati alla pratica sportiva?

Il defibrillatore serve non solo in ambito sportivo ma nella vita di tutti i giorni, perché di arresto cardiaco si muore dappertutto, al centro commerciale, così come in aeroporto o in stazione. Di fondamentale importanza è quindi portare avanti la cultura dell’emergenza attraverso soprattutto l’impartizione delle prime nozioni importanti per soccorrere una persona. È statisticamente provato che nei luoghi ove sono stati impiantati dei defibrillatori semiautomatici si è passati da una mortalità pari a circa il 90% a una sopravvivenza pari a oltre il 70%, come l’aeroporto di Chicago, come Las Vegas, come anche alcune città del Brasile e del Messico. Quindi la diffusione della defibrillazione semiautomatica sicuramente può invertire le percentuali di decesso in percentuali di sopravvivenza. Lì dove si è riusciti ad arrivare nei primi 4-5 minuti dopo l’arresto cardiaco con le manovre salvavita e usando il defibrillatore c’è stato l’80-90% di salvezza delle persone, e non è poco.

Nessun commento:

Posta un commento