lunedì 7 febbraio 2011

L'"Atletico" secondo Marco ... e non solo secondo lui!


Quando, quella sera di Maggio, intorno alla fontana di Piazza Berlinguer, cinque persone diedero vita a quello che oggi è l’Atletico Pavona, le idee forse non erano abbastanza chiare sul “come” si sarebbe dovuto fare. Erano però chiarissime su quello che doveva essere.

La scelta che fu fatta da Paolo, Antonio, Marco, Luca e Nicola richiese giorni di discussione sulle modalità di costruzione e organizzazione, ma solo pochi secondi per metterci d’accordo su quello che doveva essere il principio fondante della nostra Associazione.

“Dobbiamo realizzare – ci dicemmo – un ambiente sano, sereno, basato sui valori cristiani della accoglienza, della solidarietà, cementato sull’amicizia e sul rispetto dell’altro, rafforzato dal principio che è il ragazzo il centro del Progetto. E lo Sport è il mezzo con il quale questo Progetto viene realizzato.”

Non abbiamo neanche pensato lontanamente di dover selezionare i ragazzi per bravura e gli allenatori per competenza. Abbiamo solo richiesto che chi entrasse nel Progetto si mettesse semplicemente a disposizione.

E così è stato.

Al primo gruppo si unirono Rafael e Henry e un certo Sergio Federici, unico tra noi che proveniva dal mondo delle Scuole Calcio ed ex calciatore lui stesso. Con lui non parlavo di tecnica o di tattica, ma andavamo in una radio locale e insieme denunciavamo le cose del calcio che non ci piacevano e che, ancora oggi, cerchiamo di contrastare.

Come sempre intorno a noi genitori che ci “davano una mano” e che si adattavano a fare “da secondo” o da accompagnatore.

Commettemmo un solo errore: acquistammo un allenatore con un curriculum da paura (scudetti, Coppa dei Campioni, Coppa Italia ) che però, insieme ad indubbia competenza, portò anche divisione, discussioni e tante altre cose che rischiavano di metterci l’uno contro l’altro.

Ah, dimenticavo, è stato anche l’unico, nella storia dell’Atletico Pavona che, grazie alla generosità di un nostro socio, percepiva pure un discreto rimborso spese.

Fece la fine di ogni allenatore bravo e competente. L’esonero. Il primo ed unico esonero avvenuto in tanti anni di attività. Non contarono i risultati, anzi, con lui abbiamo vinto il primo Campionato del Cod, Contò il timore di snaturare il quello che avevamo creato.

Oggi, dopo tanti anni, vedo che l'idea originale dell’Atletico è ancora in pericolo. Non me ne stupisco, ma me ne preoccupo.

Forse non siamo riusciti a spiegare a genitori e a qualche allenatore che noi, anche se ci piace vincere, non abbiamo problemi se perdiamo e dopo un attimo di delusione, torniamo a ridere insieme ai ragazzi.

Altre sono le vittorie che cerchiamo, e che non vogliamo mancare.

Vogliamo vincere sulla testimonianza. Perché trasmettere ai ragazzi che ci sono degli adulti che sono disposti a spendere il loro tempo, il loro impegno, i loro week end e perfino i loro soldi per loro, senza chiedere niente in cambio, è un messaggio forte, che dimostra che una parola come “amore”, che può avere tanti significati ( anche molto più nobili ) per qualcuno non è solo una parola, ma è un modo per considerare qualcun altro più importante del proprio tempo libero.

Vogliamo vincere sulla salute e sulla sicurezza. Perché siamo stati una delle prime Società del Lazio ( e d’Italia ) ad avere un defibrillatore in casa e ancora oggi siamo il club che, in assoluto, ha il maggior numero di istruttori ( praticamente tutti, oltre a Responsabile della Segreteria, Presidente e Direttore Tecnico e Direttore Sportivo ) qualificati dall’Ares 118 sul primo soccorso in caso di arresto cardiorespiratorio. Tutto questo grazie alla amicizia nata con la Fondazione “Giorgio Castelli”, al cui ricordo abbiamo dedicato la nostra Scuola Calcio e a quella con la Dottoressa Laura Romeo, pediatra di chiara fama che, anche lei gratuitamente, ci regala qualcuno dei suoi sabato mattina rubandoli ai suoi affetti e al suo poco tempo libero. E anche in questo, non ricordo che altre Scuole Calcio dei dintorni, si possano permettere di farlo.

Vogliamo vincere sulla integrazione. Stiamo facendo sperimentare ai nostri ragazzi che il colore della pelle o la nazionalità di nascita o la regione italiana di provenienza, o l’entità del conto in banca, non sono elementi sui quali valutare una persona. E l’aver adottato la squadra di calcio di El Salvador che è composta da ragazzi d’oltreoceano che vivono a Roma, ne è la testimonianza più evidente.

Vogliamo vincere sulla solidarietà. Perché cercare di mantenere i costi associativi sotto i dieci euro al mese non è facile, visto che il costo medio delle Scuole Calcio che ci circondano oscilla tra i trecento e i cinquecento euro l’anno e che noi, per rimanere su certe quote dobbiamo contare ( e che Dio li benedica ), su tanti piccoli e grandi benefattori che credono, come noi, al nostro Progetto. Questo significa garantire a chiunque, anche alle famiglie con qualche problema economico, di poter far fare sport ai propri figli. Senza, ovviamente, fare i conti in tasca a nessuno.

E questo è possibile grazie a tutti noi che non abbiamo intascato mai un euro da quando l’Atletico Pavona è nato, ma grazie anche alla partecipazione del Tennis Club che ci ospita agevolandoci nel prezzo e mettendoci a disposizione l’intera struttura.

Vogliamo vincere sulla preparazione dei nostri amici che vogliono stare in campo con i ragazzi, perché è importante che un allenatore abbia quelle nozioni necessarie a fare con competenza, quello che già fa con passione e dedizione. Per questo abbiamo realizzato un percorso di formazione continua per i nostri allenatori, in collaborazione con i nostri amici dell’Albano calcio a cinque, che sta vedendo la presenza di docenti di primo livello. Abbiamo poi iscritto ai corsi della Federazione Italiana Giuoco Calcio i nostri tecnici che ce ne hanno espresso il desiderio.

Vogliamo vincere sulle prospettive da dare ai nostri ragazzi. Perché siamo più felici di loro quando riusciamo a dare ai più bravi, una volta finita l’esperienza con l’Atletico Pavona, l’opportunità di “sfondare” anche nello sport. Oggi possiamo dire che alcuni dei nostri giovani atleti giocano a livello nazionale e un po’ di merito ce lo sentiamo anche nostro. Alcuni di noi hanno raggiunto traguardi prestigiosi come dirigenti e/o allenatori. Michele è l’attuale Commissario Tecnico della Nazionale Italiana di Wheelchair Hockey, dopo aver guidato, primo tecnico disabile in Europa, una Selezione Ufficiale della Federazione Italiana Giuoco Calcio. Per questo ci siamo legati all’Albano Calcio a cinque, società che milita nel Campionato Nazionale di Serie B e che condivide con noi i nostri principi etici e morali ed è in grado di offrire ai nostri ragazzi l’opportunità, se se lo meritano, di giocare ai massimi livelli.

Queste sono le vittorie delle quali non possiamo e non vogliamo fare a meno. Le altre ci fanno piacere, ma solo se non penalizzano o discriminano nessuno dei nostri ragazzi, dei nostri allenatori o degli avversari che incontriamo.

Far parte dell’Atletico Pavona vuol dire riuscire a perdere una partita e rimanere con il sorriso sulle labbra, soddisfatti del lavoro che abbiamo svolto, dell’impegno che ci abbiamo messo, della serenità che abbiamo trasmesso e che abbiamo ricevuto.

Chi non condivide questa filosofia, sia esso dirigente, allenatore, giocatore o famigliare, deve, secondo me, interrogarsi se questo è veramente l’ambiente che fa per lui e avere il coraggio di prendere altre strade.

Non credo che nessun altra Società Sportiva sia in grado di offrire di più a chi crede in questa idea dello Sport e della Vita.

L’Atletico Pavona è un Progetto di Vita prima ancora di un progetto sportivo.

Ed è, secondo me, la più grande opportunità che si può offrire a chi ama lo sport e il calcio a cinque in particolare.

Questo non vuol dire che siamo perfetti e nemmeno che tutto quello che diciamo riusciamo a farlo sempre nel modo giusto. Ma gli errori si riconoscono per essere corretti e per andare avanti senza deviare dalla strada tracciata.

Io credo che oggi l’Atletico Pavona è la dimostrazione che può esistere un modo di fare Sport in modo sereno dove la vittoria e la sconfitta sono solo elementi del gioco ( importanti quanto si vuole, ma solo elementi del gioco ) e non il fine ultimo di chi pratica attività sportiva.

I nostri occhi debbono sempre guardare al futuro, ma i nostri piedi debbono restare ben piantati nelle nostre radici.

Perché l’Atletico Pavona rimanga sempre l’Atletico Pavona.

11 commenti:

  1. Gli ideali su cui si basa la società sono ammirevoli,così come sono degni di rispetto tutti coloro che prestano gratuitamente la loro opera al suo interno. Ma un vecchio detto dice: "non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca" . Ossia, nel cercare la vittoria è impossibile non penalizzare i ragazzi meno dotati i quali restano spesso in panchina o giocano 2 minuti (reali non per modo di dire). I ragazzi "dotati"
    se escono, e ripeto "se" lo fanno per 2 minuti!
    Quindi la selezione non fatta all'iscrizione viene comunque fatta in campo.
    C'è ancora qualcosa da mettere a punto. Buon lavoro e complimenti per quanto fin qui realizzato.

    RispondiElimina
  2. Caro Amico,
    hai perfettamente ragione. Oltre che a parole, certi principi vanno messi in pratica con i fatti. Gli allenatori hanno spesso l'ingrato compito di gestire un gruppo di ragazzi che scalpitano per entrare in campo. E la scelta, molte volte, è dettata non solo dalla bravura, ma anche dal comportamento in allenamento, dalla frequenza, dall'impegno. Lo spettatore vede le partite con gli occhi del cuore ( specialmente se è un genitore ), il "Mister" con quelli della ragione e si basa sulla storia della settimana.
    Una cosa è certa. Qualunque scelta faccia l'allenatore, non farà mai contenti tutti.
    Altre volte, invece, ci sbagliamo, come è umano che sia. E su questo dobbiamo lavorare per migliorarci. E ben vengano le critiche e i suggerimenti che ci spronano in questa direzione.

    Grazie del contributo.

    Marco Giustinelli

    RispondiElimina
  3. Non mi piace chi non si firma, noi abbiamo sbagliato, sbagliamo e sbaglieremo ancora 300.000 volte ma lo facciamo in buona fede e mettendoci la faccia.
    Margherita Del Prete

    RispondiElimina
  4. Un grazie a Margherita che, come è giusto che sia, difende a spada tratta il nostro Atletico Pavona, ma grazie anche all'Anonimo lettore che, comunque, ci ha dato stimoli per riflettere e migliorare, come facciamo da quasi due lustri, con l'intelligenza e l'onestà intellettuale che ritengo sia un nostro patrimonio da sempre.

    Marco Giustinelli

    RispondiElimina
  5. non discuto la critica che in parte condivido, nn mi piace che nn si firma, siamo un pò grandi per suonare ai citofoni e scappare no??
    sempre Margherita sempre Del Prete

    RispondiElimina
  6. Approvo e sottoscrivo il pensiero di Margherita ma ad onor del vero quello che dice Anonimo l'ho notato anch'io e quindi dai su' anonimo appalesati e aiutaci a crescere
    Giancarlo

    RispondiElimina
  7. Ringrazio l'autore del post precedente per l'incoraggiamento.Non mi sembra di aver scritto nulla che non potrei firmare ed attaccare su manifesti per tutta Pavona, tanto più che la realtà è sotto gli occhi di tutti. L'anonimato nasce non da vigliaccheria ma dalla volontà di rispettare comunque chi allena anche se non si attiene del tutto allo "spirito" citato nell'articolo. Firmare (genitore x = allenatore y) equivarrebbe a puntare il dito, a colpevolarizzare e non mi sembra giusto. Con il mio intervento volevo solo segnalare che le buone intenzioni non sempre si traducono in realtà. Quindi rimango nell'anonimato e se Margherita non interviene in maniera meno acida vado a suonare il suo di campanello!!

    RispondiElimina
  8. Ammetto che comincio a divertirmi, non pensavo di essere stata acida ma solo puntuale. Ci prendiamo un caffè insieme?
    Margherita

    RispondiElimina
  9. Ti ringrazio, ma la discussione finisce qui.Non voglio che un povero influenzato debba scrivere ulteriori articoli chiarificatori.
    Dato che nel post non mi riferivo certo agli indisciplinati....ai posteri l'ardua sentenza...
    ..e tranquilla per campanello.

    RispondiElimina
  10. Mi sembra che Marco abbia ben capito che quando due donne discutono è il caso di farsi da parte...e non temevo per il campanello.
    Margherita

    RispondiElimina
  11. Visto che le donne sono state la causa delle più sanguinose guerre che l'umanità ricordi, convegno sulla prudenza nell'intrufolarsi tra le loro discussioni.
    Purtroppo, la parte femminile che è in me mi spinge comunque a confrontarmi su tutto, specialmente se riguarda argomenti, come l'Atletico, che vivo come una parte di me stesso, con la passione e il rigore che penso rappresentino il mio contributo alla causa.
    Visto che la patologia che mi affligge ( e che ringraziando Iddio è in fase di risoluzione ) non mi impedisce ne' di ragionare ne' di scrivere, continuerò a commentare, nella speranza di vedere finalmente qualcuno che offre un contributo di riconoscenza al grande lavoro di noi tutti, compreso quello dei tecnici che fanno giocare di meno qualcuno ...

    RispondiElimina